martedì 20 ottobre 2009

LON_TANA



vuota la piazza. come me. vuota, solitaria e fredda. di un freddo che parte dall'interno che, come ghiaccio, poi si espande e si cristallizza. il freddo congela e spezza le lancette dell'orologio che, nella sua inconsapevolezza, sarebbe continuato ad andare. e un blocco di ghiaccio prova a farsi strada nello stomaco, ma lì si ferma e muore. un nuovo aborto. un nuovo lutto senza nascita. perfette copie di me che si aggirano per il mondo, così. uniche. banali. no. non posso più scrivere ora.

venerdì 16 ottobre 2009

ANATO_MIA ORALE - parte seconda

stamattina mi sono svegliata presto ed ho fatto una lunga passeggiata. e ho comprato un ciucciotto. di quelli grandi, gialli e morbidi. ...dicono mi possa aiutare a riappropriarmi dei miei bisogni orali. dicono possa sovrascrivere i miei ricordi in modo da sopprimere l'accostamento tra nutrimento e veleno. dicono. ma secondo me un chupa chups alla ciliegia andava benissimo lo stesso. ma se avessero ragione loro??? devo ammettere, però, che ha una sua piacevolezza. resto stupita dalla forza dell'atto del succhiare. mi dà fiducia. sono in grado di succhiare il mondo, allora. è proprio vero. se poi riuscissi a convincermi che non è avvelenato, allora sarei salva. succhiare il mondo e non RI_succhiare le persone, questa è la prescrizione. il respiro è nella pancia, ora. in principio fu nelle caviglie, poi diventai enorme polmone ed ora palpita nella pancia. quanti mondi ci sono all'interno. ed ognuno ha la sua compiutezza. ogni tanto mi capita ancora di perdermi. e mi spaventa. ma ogni disorientamento diventa nuova conquista, al termine del suo percorso. nuova conoscenza di arcaiche parti di me. di parti dimenticate o sconosciute. e puntualmente, quando mi trovo nel mezzo del vortice, non riesco a fare i giusti e palesi collegamenti. vivo la mia follia appieno, senza consapevolezza. che strano. paradossale. gioco con la mia mente, mi perdo nel gioco e dimentico le regole. poi, quando giungo a compimento, tutto si rischiara. e allora io rido. rido di me e rido con me. oggi io rido e succhio. è dolce. oggi io cullo la mia mente. cullo anche il TIZIO. oggi si lascia nutrire da me, che mi nutro, senza risucchiarmi e senza corrodermi.
oggi è una buona giornata.

mercoledì 14 ottobre 2009

LA MARCIA DEI SOLDATINI DI LEGNO - ovvero: ANATO_mia orale

sento la solitudine dentro di me. la solitudine è come un organo vuoto. c'è il cuore, il fegato.. e l'organo vuoto. sogno di essere neonata ed affondare in un enorme, caldo, morbido seno stillante fiumi di ambrosia. sono stata sulla spiaggia stasera. ho ancora la sabbia tra le dita fredde dei piedi. sono stata sulla spiaggia ed era freddo. ed era perfetto. sono stata sulla spiaggia in una perfetta solitudine, con le luci che si riflettevano sul mare appena increspato. la solitudine è il mio mondo. dentro e fuori di me. ed io vorrei succhiare il mondo. essere invasa dal calore dell'amore liquido. sono così stanca. stanca di maschere, di orpelli, stanca di avere bisogno, stanca di negare il mio bisogno. voglio solo essere abbracciata. voglio solo saper chiedere un abbraccio. voglio ora diventare oggetto e non essere ancora soggetto in perenne autocombustione. ESSERE OGGETTO D'AMORE.
sto bene, ora. ma solo perchè non ho più la forza di stare male e di distruggere e di distruggermi e di ricostruire sempretuttodaccapo. di nutrirmi e di svuotarmi. non voglio più neppure la mia perfezione atuttiicosti. voglio poter essere giustamente sbagliata, ed essere amata nonostantetutto. ci provo. gatto lo sa se non ci provo ogni giorno. e lui è l'unico a cui permetto di sapere. felino e sordo. gli altri non devono preoccuparsi per me, non lo sopporterei. falserebbe tutto ancor di più. non posso usare la manifestazione del mio dolore come arma di ricatto, di vendetta. "io ti punirò con il mio dolore". no. non più.
quando occhi si posano su di me provo disgusto. desidero occhi che diventino me. unirmi a loro in una simbiosi d'amore. anche solo per un pò. cosa si prova? non lo so. non lo so più. non ricordo.

ricordo_IL RAGAZZO DAI CAPELLI VERDI_

mercoledì 7 ottobre 2009

io muoio


è troppo. esce fuori di me con una lentezza esasperante e una pesantezza insostenibile. voglio una testa comune. voglio un cuore comune. non voglio più morire per un qualcosa che non ho mai vissuto.vedo gli altri attorno a me che almeno riescono ad immaginare la propria felicità futura; anche se non ci arriveranno mai in tutta la vita, hanno però la speranza di raggiungerla. io no. sono senza possibilità. senza soluzione. io e basta. e questo nucleo di magma bollente che ho nello stomaco mi impedisce di vivere. vivo il lutto della perdita dell'Amore che non ho mai avuto. della VITA che non ho mai vissuto. "incomunicabilità" è il nome che ho dato alla bugia. "solitudine" è la sua essenza. io che sono menzogna non so esserlo fino in fondo. io, che vorrei vivere come non sono, non so farlo. che muoia la parte di me che più amo e che mi uccide ogni giorno. che lasci spazio al resto. ci deve pur essere qualcos'altro dentro di me, da qualche parte. ho due mani, un fegato e sento i profumi come chiunque altro. di cosa è fatta la lastra invisibile che mi isola dal mondo? dall'Altro? voglio solo quello che tutti vogliono. ma io non sono tutti. a quanto pare. io non sono nulla. io non esisto. io. continuo a scriverlo cercando di dare un senso a questa piccola parola. ma sono solo lettere. senza colore. senza accento. senza significato. come me. cosa c'è da amare, in me__ cosa cazzo mai pretendo ci sia nel mondo degno del mio amore__il mio amore__ come se fosse la merce più pregiata al mondo... come se fossi la principessa che lo concederà solo a colui che mille prove avrà superato per lei__ ma non ci sono draghi nè labirinti. non c'è nulla. e nel nulla io esisto. solo nel nulla posso splendere, luminosa.
il tizio è vigoroso, oggi.

e così, prendo congedo da me____


sabato 3 ottobre 2009

saw & unsaid

tutto ciò che non dicevi in tutto questo tempo, affondava dentro di me lame profonde, che recidevano le mie sicurezze. poi hai detto. sotto tortura, ma hai detto. e tutta la mia persona si è rivoltata; tutto ciò che era dentro ora è fuori e quel che era fuori si trova ora in mezzo! mi sono trasformata. un pò troppo, forse, come risultato, tenendo presente che le tue parole sono mutevoli, ma pur sempre un degno risultato. sono più forte ora. molto più forte. questa forza me l'hai permessa tu. e pensare che avrei potuto tirarla fuori da tanto tempo... non capivo, prima. eppure era così evidente.. ma ora ti sei di nuovo rinchiuso dentro te stesso ed io sprofondo nella delusione del dover cercare nuovamente la chiave. era troppo. e questo ne è il risultato. IN GRIGIO

lunedì 28 settembre 2009

io mi guardo

mi guardo. non posso proprio farne a meno. e continuo a guardarmi. resterei così delle ore. sono io quella che vedo riflessa, sono sempre più io. esco fuori da me stessa e mi assomiglio sempre di più. esco fuori dal calco, che pure era il mio, costruito con tanta cura e dedizione. costruito al ritmo di punizioni autoinflitte. non mi appartiene più. non ora. ne esco fatta di miele e ambrosia. e non smetterei mai di guardarmi, di accarezzarmi con lo sguardo e con le mani. bella. più bella. me. mi cerco in ogni superficie che possa riflettermi. guardo i particolari. amo i miei particolari. sono convinta che se mi guardo abbastanza a lungo riuscirò a vedere la trasformazione in atto. sono solo io. il resto è tutto rumore di fondo.

domenica 13 settembre 2009

Pieno A Perdere

Così piena, così vuota.
piena di un vuoto che riempie ogni interstizio. s_VUOTA_ta di tutto ciò che pienezza è.
Parad_OSSO. Contenuti_Corrosivi in Contenitori_Corrosi. solo colla tra una parete e l'altra. tanta colla. e lui. il tizio. che è sempre lì, anche quando non parla per un pò. Il tizio con gli occhi di ghiaccio e con il vagito di ghiaccio, che lacera. lui riempie di nulla. lui è la capsula attorno alla quale si sviluppa il tagliente reticolo. lui c'è. anche quando lo ignoro. quando faccio finta di dimenticarmi di lui. aspetta, attento, nella sua comoda tana/ME. è una crisalide senza possibilità di divenire farfalla. una possibilità che non vuole avere futuro.
mi avvio nel tentativo di svuotarmi del tizio. di svuotarmi del vuoto. con il pericolo di perdere ultimi residui di pienezza. QUANTO VA IL VUOTO AL CHILO?

giovedì 10 settembre 2009

NON SENTO GLI ODORI. NE' I SAPORI. MA POSSO CONCENTRARMI SU TUTTO IL RESTO. E TUTTO IL RESTO E' TANTO. E' COLORE, E' LISCIO-RUVIDO, E' DURO_MORBIDO, E' CALDO/FREDDO...SOPRATTUTTO.
MI PIACE LA SENSAZIONE DEL FREDDO SUL CALDO. E' COME QUANDO SEI SU DI GIRI E POI CI SI PLACA. E' COME QUANDO IL DERVISCIO/me ROTEA FINO A SCOPPIARE E POI SI FERMA, MA SOLO CON IL CORPO, PERCHE' DENTRO CONTINUA A GIRARE E GIRARE E A SENTIRE QUEL SENSO DI STORDIMENTO, QUASI DI NAUSEA.
BEVO SUCCO DI ARANCIA FREDDO E MI ACCAREZZA LE PARETI, RISVEGLIA CIO' CHE NON C'E'.
IL GHIACCIO SI SCIOGLIE SULLA MIA PELLE BOLLENTE E LE GOCCE SCIVOLANO VIA DISEGNANDO ARABESCHI DI EFFIMERO SOLLIEVO.
E COSI' IO SENTO.

mercoledì 2 settembre 2009

ho perso il perchè


Ho perso il perchè.
In effetti l'ho avuto per poco, ma prima non sapevo di non averlo. E' andata così: vagavo senza un perchè convinta che non ce ne fosse bisogno, o che almeno non servisse un unico, grande, perchè. Pensavo fossero sufficienti tanti piccoli perchè quotidiani... o forse non mi ero posta il problema per niente.
Poi, improvvisamente, sono sbattuta contro un perchè. Ma fino a che ci ero immersa dentro non mi ero neppure accorta fosse Il Perchè. Avvertivo solo un profondo senso di "giustezza"; sapevo che ora tutto aveva un senso, ma non ne capivo appieno l'essenza.
Ad un certo punto l'ho perso, ma nemmeno allora ne ero completamente consapevole. Nulla aveva più senso.
Ho perso Il Perchè. Ora lo so.
Avrei potuto perdere un come, magari. sarebbe stato decisamente meglio. C'è sempre un altro come.
Il Perchè è insostituibile. Se si è fortunati, si può reincarnare in qualcos'altro, ma è sempre lo stesso, identico, perchè.
Non posso neppure cercarlo. Rischierei di trovane uno fittizio. E' il perchè che ti trova.
Ho perso Il Perchè.

martedì 25 agosto 2009

TETRIS


I mIEi PENsIErI COME MAttONcINI coLoRati DEl TetRIS caDoNo SemPRe PIù vEloceMente, CAMbianO conTInuaMente pOsiZiOne si iNcAstRano iN Un LaBiriNTo Di COLori SEnZa sigNificAtO E AllA FiNe si aMMassaNo L'uNo suLL'alTro cRistaLLiZZaNdosi, FinO a giuNgere A saTuRaRe iL QuaDRo.

giovedì 20 agosto 2009

Il Genio della specie

L'Amore è lo stimolo più forte dell'esistenza: dietro a Cupido si cela il Genio della specie, che desidera la perpetuazione della vita: l'amore è un potente mezzo usato dalla Natura ai fini dell'accoppiamento. L'incanto e il lato romantico sono maschere costruite dall'uomo per celare questa dura e triste verità: il desiderio sessuale è il motore dell'innamoramento, nient'altro.
Schopenhauer. è tuttoun'enormeStronzatanonc'èbenenonc'èmalec'èsoloilNulla - e piccole unità di "Qualcosa" che nel Nulla gravitano.

mercoledì 12 agosto 2009

E' COSI'













E' COME IL CALDO. UNA SENSAZIONE CHE NON RIESCI A TOGLIERTI DI DOSSO IN MODO NATURALE. TI AGITA. E L'AGITAZIONE AUMENTA LA PERCEZIONE DEL CALDO. RICORRERE A MEZZI ARTIFICIALI TI DA LA FRESCURA DELLA SCONFITTA. NON DA GUSTO. E POI TANTO, IL CALDO TORNA SEMPRE. PRIMA O POI USCIRAI FUORI..
IL CALDO E' UNA SENSAZIONE CHE TI INVADE DAL DI DENTRO E DAL DI FUORI. TI SCOPPIA DENTRO E CONTEMPORANEAMENTE TI SCHIACCIA DA FUORI COME UNO DI QUGLI INCUBI IN CUI LE PARETI SI RESTRINGONO FINO A SCHIACCIARTI. E TU SEI SOLO UN INVOLUCRO. CHE CONTIENE. E CHE LIMITA. MA SOLO IN MODO FITTIZIO. SEI INVASIVO COME IL CALDO. QUESTA E' LA SENSAZIONE CHE MI DAI. CON LA TUA PRESENZA. E CON LA TUA ASSENZA. E' UNA SENSAZIONE-SENZA-SOLUZIONE.

sabato 18 luglio 2009

oBnubilamento-attese/disattese-inevitabiLe-Lavabile in lavatrice-smoTTamento-Rivoluzione- aNti-deluSioNe-moTivaZione-tRaNsiZione?-menzogna|menzogna|menzogna-iLLusioni-VaNeGGiamenti-caduta degli dei-reaLTà:fa male|fa male|fa male|amaRa natura dell'uoMo-SContri-RiScontRi-oVunQue_
saluti e baci.

martedì 23 giugno 2009

solo ora


se solo il dolore mi mollasse la gola e mi permettesse di respirare... ho sbagliato tutto. ora è chiaro. solo ora. la mia insicurezza non mi ha fatta imporre. non mi sono fidata neppure delle evidenze. tu mi chiedevi di essere arrogante. me lo richiedevi apertamente. e io non capivo. solo ora sì. solo ora mi rendo conto davvero che è tutto finito per sempre. che non ci sarai mai più, anche se un giorno decidessi di tornare. tutto quello che avevamo non c'è più. destinato ad un inceneritore con il quale cancelli tutto ciò che più non è. anche un solo attimo dopo che sia stato. potessi usarlo anche io..


mi manca un pezzo. un pezzo importante. uno di quelli indispensabili, senza i quali tutto diventa solo arrancare. se solo riuscissi a respirare. come un contenitore accoglievi e davi senso ai miei elementi bizzarri. come un contenitore accoglievo e davo senso ai tuoi elementi bizarri. il nostro linguaggio era armonioso, anche quando faceva male. e i nostri piedi si incastravano perfettamente. annegherei per sempre nel veleno della parzialità pur di non navigare nella tua totale assenza. eri la mia volpe, la mia rosa. ci eravamo addomesticati. ed ora non sei più. ed ora non sono più. solo ora me ne accorgo. solo ora lo capisco. ma neppure ora lo accetto.

mercoledì 10 giugno 2009

aspettando godot

e così te ne sei andato. così come sei venuto. proprio allo stesso modo. con poche parole. incisive. parole come proiettili esplosivi. con molte parole ho risposto io. parole sgraziate. parole deboli. tutte inutili. o forse non del tutto. forse sono almeno servite a coprire il rumore dell'esplosione. poi, il silenzio. questo silenzio inizialmente riempito artificialmente da me e in seguito ascoltato, subìto. un silenzio che oggi diventa tagliente. un silenzio che oggi sento come asfissiante.

non posso pensarci. se ci penso smetto di esistere.
quando il pensiero viene a te lo blandisco con parole false e false promesse. non Posso credere che sia così, definitivamente. allora aspetto. così. senza limiti di tempo. senza vincoli di vite. perchè non è così che doveva andare.
aspetto un godot che non arriverà mai.
ma l'attesa lenisce il dolore.

domenica 31 maggio 2009

la fine del mondo

con il passare del tempo aumentano le cose che non riusciamo più ad aggiustare. ci si stanca.
con il passare del tempo sono sempre meno le cose in cui si ha fiduacia. come succede per i denti. a forza di strofinarci sopra si consumano. non è che si diventi cinici, e nemmeno scettici, semplicemente ci si consuma.
allora ho pensato di vivere dentro me stessa. in una città ideale dove la gente vive senza ombra e senza sentimenti, circondata da un muro, al riparo da qualcunque emozione. perchè la perfezione è pensabile solo senza emozioni. e la mia è una città perfetta.
c'è il muro di cinta. solo gli uccelli possono scavalcarlo. tra un mattone e l'altro non c'è cemento. non ce n'è bisogno. i mattoni combaciano perfettamente. non ci passerebbe nemmeno un capello. nessuno può danneggiare questa muraglia. nè scalarla. perchè è perfetta. da qui nessuno può uscire. all'inizio è dura, ma bisogna avere pazienza. dopo verrà la salvezza. devo solo attendere che la mia ombra, recisa da me ,ultimo legame con le mie passioni, muoia. allora non conoscerò più l'angoscia nè il dolore. sparirà tutto. anche il senso del provvisorio non significherà più nulla. devo dimenticare la mia ombra, portatrice del mio cuore, della mia umanità. qui è la fine del mondo, da qui non si va da nessna parte.
questa città è nata dal nulla. è stata partorita dall'assenza. il vuoto generatore.
ricordo che in una calda sera d'estate, non molto tempo fa, non c'era nessuno ad abbracciarmi. se non c'è l'amore, ho pensato, il mondo è come se non esistesse. un mondo senza amore è come un vento che soffia fuori dalla finestra. non lo si può sentire sulle mani, non se ne percepisce l'odore. puoi comperare tutte le cose che vuoi, puoi andare a letto con tutti gli uomini di passaggio che ti pare, non sono cose vere. non c'è nessuno che ti possa tenere stretto tra le braccia. ma se esistesse un mondo in cui il vento è un qualcosa che non può essere concepito, allora non se ne sentirebbe neppure la mancanza. non si vivrebbe l'innaturalezza di una sensazione orba.
allora ho creato la mia città. ho eretto il muro e ci ho messo un Guardiano, detentore di tutte le regole del mio mondo. un mondo puro. essenziale.
aprii gli occhi per la prima volta nella mia nuova città e in quell'attimo il suono cessò. un modo innaturale di finire, improvviso, come se qualcuno avesse impugnato un'enorme ascia ben affilata e l'avesse tagliato con un colpo netto. senza nessun preavviso. senza nessuna eco. avevo l'impressione che più che il rumore, l'aria stessa che lo conteneva si fosse dileguata. un silenzio tale da far male alle orecchie riempì l'atmosfera. nei confronti del rumore, di tutti i rumori, possiamo assumere un atteggiamento. ma il silenzio è zero, è nulla. ci circonda, eppure non esiste. quanto può durare la mia permanenza in questa città? indefinitamente. perchè il pensiero non ha tempo. questa è la differenza tra pensiero e sogno. il pensiero in un secondo può vedere tutto. può sperimentare l'eternità. può anche determinare un circuito chiuso e girarvi intorno. il pensiero è tutto questo. non è frammentario come il sogno.
la mia città non ha passato nè futuro. si fa una qualcosa solo perchè si ha voglia di farlo. una cosa che non ha significato, che non ha sbocchi. ma questo non ha importanza. nessuno ha bisogno di significati, nessuno vuole arrivare da nessuna parte. azioni senza uno scopo, sforzi che non portano progressi, percorsi che non hanno una meta finale. nessuno vince. nessuno perde.
del resto nel mondo reale infiliamo una dietro l'altra esperienze nel tempo, e poi non riusciamo più a capire se quel che ne ricaviamo sia frutto del tempo o dell'esperienza. è come cercare di recuperare gocce di pioggia cadute nel fiume.
la mia è una città leale.
la lealtà è un concetto che funziona solo in un mondo limitato, come quello che ho generato. eppure si applica ad ogni cosa. anche se nessuno la desidera, a volte non si ha altro da offrire. in questo senso la lealtà somiglia all'amore. ciò che vogliamo dare è completamente diverso da ciò che ci viene richiesto. proprio per questo tante cose mi sono passate davanti, mi sono passate dentro. forse dovrei avere dei rimpianti, ma non riesco a rimpiangere nulla. tutto è volato via come il vento lasciandomi indietro. ma l'ho desiderato anche io. e nella mia mente è rimasta soltanto una nebbia bianca.

"tu nel futuro sarai molto infelice. però nel complesso cerca di vivere una vita felice".
(i fratelli karamazov)


mercoledì 25 marzo 2009

ancora il tizio

un lento trascinarsi. una lunga agonia. si muore lentamente. il mio tizio adora queste cose. ama riavvolgere il nastro della mia /sua mente e rivedere le scene al rallentatore mille volte, indugiando spesso, sadico, su dolorosi fermo-immagine. è uno straziante fermo-immagine la mia vita oggi, e la vibrazione di quei vecchi video tape non è altro che la tensione muscolare dei miei sforzi. anche i miei muscoli cederanno, infine; in parte lo stanno già facendo, ma è la lacerazione quella che attendo. la attendo come una caritatevole mannaia. lacrime si mischiano a tetre risate. anche lui/me ride di me/se stesso. ci sono stati tempi in cui ho creduto che il tizio volesse mettermi alla prova, ma non è così. le sue dita lunghe e sottili, i suoi gelidi occhi azzurri tendono ad annientarmi/annientarsi; ma per poter fare questo deve prima crescere a dismisura, ramificarsi dentro di me, fino a prendersi il mio ultimo respiro profondo. a volte mi ci abbandono, mi arrendo a lui fino ad implorarlo prendere il controllo, e di farlo in fretta! ma lui no. in fondo è solo un piccolo tizio dentro di me, che vive da morto in me, che si nutre di me. lui non lo fa, e non lo farà mai, per il solo gusto di sfinirmi. sprazzi di autoconservazione animale mi riportano in fame d'aria. salgo in superfice, prendo una gran boccata a pieni polmoni e poi di nuovo giù. e poi di nuovo t u t t o d a c c a p o. e ancora. e ancora. e ancora. ma non si passa mai inutilmente infinite volte sull stesso punto. e a ben guardare, non è mai esattamente lo stesso. cammino in bilico lungo una sottile spirale, come un'equilibrista, e ogni volta il mio passaggio è sempre una spanna più profondo. verso il centro. verso il nucleo. verso il tutto condensato e primordiale. forse perderò infine la ragione. forse l'ho già persa. forse in fondo non è un male. forse.



Massive Attack - Teardrop