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martedì 25 novembre 2008

A volte la verità non cambia



come lastra di vetro incrinato, così io.

domenica 23 novembre 2008


tendere e non at-tendere. questo quanto dovrei. come se credessi che i risultati siano proporzionali ai tempi che li si è attesi o alle sofferenze che li hanno annunciati. non è un universo di meritocrazia. e se lo è, io non valgo un cazzo.
ho creduto nelle attese, ci ho creduto davvero, ma le attese non pagano - non è vero che poi gli eventi vanno dove devono andare da soli, o forse sì, solo che non vanno dove voglio io - gli sforzi non pagano - si può zappare solo il proprio pezzo di terreno ma poi gli agenti atmosferici e quelle cazzo di cavallette proprio non le puoi controllare.
i'm sitting here lonely like a broken man (G.F.R.)
attendere il nulla perchè il nulla attende me. non c'è amore per questo essere. questo essere non chiama amore. non può. non sa. di fatto, non lo fa. (che rima inappropriata, maleducata, inconsapevole e oscenamente infantile)
il mostro va guardato da lontano, e anche allora non genera amore in chi lo osserva; curiosità, forse, cautela, indubbiamente. se ti avvicini hai modo di notare tutte le contraddizioni e le deformità del mostro, e allora ti può generare solo una gran pena. io provo pena per lui. lo amo, a mio modo, e non permetto che nessuno, al di fuori di me, lo uccida. lui crede di essere me, poverino, ma io so di essere ANCHE lui. lo chiamo con mille nomi e in mille lingue, per confonderlo, affinchè non prenda il sopravvento. ma poi lo nutro, non posso farne a meno, non so fare altro. lui è il mio TIZIO. è dentro di me. un giorno gli canterò canzoni con voce roca.

venerdì 21 novembre 2008

ecco: mostro il mostro

unghie sulla lavagna. stridore. stridore. stridore. sensazione di vuoto da montagne russe. cosa farne di me?. cosa fare di quest'aria maleodorante. di questi tessuti morti. di questo sangue denso. cosa farne di me. della mia inutilità. del mio cibarmi di me stessa. della mia scimmia. della mia assenza. della mia ingombrante presenza. cosa fare per me. per me. me. è tutto pesante. io sono pesante. i miei arti lo sono. e i miei occhi non vedono. non più. non c'è nulla aldilà di questo attimo. non c'è nessuno che possa trarmi in salvo. sono una marionetta con i fili abbandonati al suolo. non ho più parole. ho pensieri, talvolta, ma hanno l'immediatezza delle sensazioni corporee e delle immagini. sono grugniti a colori. sono urla strozzate in gola. sono il NON-ESSERE. non c'è neppure l'eco. neppure una fittizia risposta. famelici universi cannibali che si divorano l'uno con l'altro, l'uno all'interno dell'altro, tutti in me. sono un essere deforme con al suo interno deformità e difformità. il dio del dolore ha rapito il mio animo per il suo diletto, e lo fa a brandelli. spettatrice di questa violenza, io. spettarice pagante per assistere, affamata, allo smembramento di me stessa. permeabile ed impermeabile, io, vivo la mia stessa iconoclastia. indifferente. affondo, avvolta in un pesante drappo di velluto rosso, in una profonda fossa nella terra umida e odorosa, già piena di ospiti indesiderati. ma qui, ora, l'ospite in-desiderato sono io.



GRAND FUNK RAILROAD - inside looking out

sabato 15 novembre 2008

ruminazioni ossessive

è così che le chiamerei se dovessi diagnosticarle a qualcuno. ma riferiti a me questi termini mi fanno pensare più ad una vacca al pascolo...



i miei pensieri come big babol. perdono sapore quasi subito, ma ti ostini a masticarli ben oltre il dolore alle mascelle. di notte. di notte soprattutto. vagano vagano vagano. ma poi restano sempre lì, impantanati. entro nel loro labirinto -adoro i labirinti- senza curiosità. ormai ne conosco tutte le false uscite, tutti gli ingannevoli anfratti. così le ore passano e le albe si susseguono una dietro l'altra, tutte uguali. con la luce sopravviene il sonno, e i pensieri, stanchi, si ritirano con un saluto frettoloso, consci del fatto che ci rivedremo presto. non mi disturbano quasi più, ormai. sono diventati di famiglia. sono come un mantra. al loro arrivo mi ci abbandono completamente. guidano loro.

SIGNORA, LEI DEVE ESSERE STUPIDA, STUPIDA, STUPIDA. (l'uomo della pioggia)

ruminazioni ossessive, dicevo. dovrebbero essere un conforto, l'ultimo baluardo prima della pazzia. perchè allora ho la sensazione di impazzire ogni volta? SENZA SOLUZIONE DI CONTINUITA'. SENZA SOLUZIONE ALCUNA, in effetti.