domenica 27 dicembre 2009

LETTERA APERTA

a chi, corroso da inutili gelosie, cerca di sporcare, in modi gretti e bassi, rapporti di cui in realtà non conosce nulla. a chi, con interventi da quattro soldi, getta fango su ciò che non capisce, o che non vuole capire. a chi cerca complicità basandola su stupido livore, cercando di screditare chi gli è scomodo, solo per trovare punti in comune con chi vorrebbe (ri)portare a sè. a chi non riesce ad uscire dalle proprie ossessioni, e ne incolpa gli altri. a chi fa finta di comprendere, di essere e di pretendere, senza poi avere i coglioni di comprendere, essere e pretendere davvero. a chi continua ad annegare nella melma che produce. a chi non si mette in discussione, ma preferisce puntare il dito sugli altri, irridendoli e giudicandoli. a chi fondamentalmente mi fa solo una gran pena. a te, e solo a te, dedico un grande ed ironico prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr!!!!
FACITV' E CAZZ' VUOST!!!!!
AHAHAHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHHAHAHAHHAHAHAHHAHAHHAHAHHAHAHAHHAHAH!!!! e ancora AHAHAHHAHAHAHAHAHAHHAHAHA!

venerdì 25 dicembre 2009

IO & IL MIO CLAN

sono passate queste assurde giornate. trascorse nel mio clan, tra persone così simili e nel contempo così diverse da me. mi sono svegliata, la mattina di natale, col mostrillo, 3 anni, che cantava "Bandiera rossa la vogliamo:sì"!!! e poi ci simao spalmati sotto un plaid a leggere il nuovo libro di storie che gli aveva portato babbo! un buon inizio, insomma! poi penso agli inaspettati auguri di ieri. quelli che mi hai fatto utilizzando un VECCHIO codice comune. ALONE SEMANTICO CHE NON CI APPARTIENE PIù. LESSICO FAMIGLIARE DI UNA STIRPE ESTINTA. ma mi ha fatto piacere. sicuramente più dei tuoi tentativi di circostanza. non so quanto fosse sentita questa piccola, insignificante, azione, ma è un bel pò che non cerco più risposte. c.v.d.

domenica 20 dicembre 2009

CO__INCIDENZE



Tutto questo cercarsi
Senza trovarsi
I muri mi rinchiudono
Da tutte le parti
Barcelona
Ti stai confondendo
Non posso continuare ad inventare
Che il mondo sia un'altra cosa
E a volare come una farfalla
Barcelona
C'è un calore che mi lascia
Fredda dentro
Con questo vizio
Di vivere mentendo
Che bello che sar...à il tuo mare
Se solo sapessi nuotare!
Barcelona
La mia mente così piena

Di volti di gente estranea,
Conosciuta, sconosciuta,
E' diventato chiaro
Non esisto più
Barcelona
Sono la sposa dei tuoi rumori
Del tuo labirinto estroverso
Non ho trovato la ragione
Per la quale mi fa male il cuore
Perché è così forte
Che potrò viverti soltanto
Da lontano
E scriverti
Una canzone

Ti amo Barcelona

Lei ha il potere

Lei ha il potere
Barcelona è potente


TRA L'ALTRO.
IL TUO RIDICOLO MODO DI RITROVARE UN CONTATTO CON ME E'.. RIDICOLO!!! STUPIDO, INFANTILE, SENZA RISPETTO, SENZA PENSIERO, SENZA PROFONDITA', MA SOPRATTUTTO RIDICOLO! AH, CHE GRASSE RISATE, ALLORA! ALLORA MI GODRO' QUESTO DIVERTISSEMENT (questa parola l'adoro, oggi!). ME LO GODRO' E MI RICORDERO' DI QUALE GRANDE BLUFF SEI TU.

sabato 19 dicembre 2009

non basta il Johnson's Baby Shampoo per non piangere

DOCCIA. CHE LAVA, CHE FA SCIVOLARE VIA IL SUPERFLUO, CHE CONFONDE LACRIME E ACQUA CALCAREA, CHE FA DA CASSA DI RISONANZA ALLE URLA CHE FUORIESCONO, POTENTI, DALLA GOLA CHE DUOLE. HO URLATO TUTTE LE MIE PROTESTE CHE NON AVEVO MAI OSATO NEMMENO PENSARE. AVEVO VOGLIA DI FARE CIO' CHE NON DOVEVO, DI CIO' CHE COMUNQUE NON AVREBBE AVUTO NESSUN SENSO, NESSUNA UTILITA', E ALLORA HO DETTO-MI FACCIO UNA DOCCIA, INVECE. NON VA MEGLIO ORA, MA ALMENO MI SONO LAVATA I CAPELLI.

NATURA MORTA CON GATTO

oggi il fiato è particolarmente corto e ho un'ansia che mi spacca lo stomaco. mi sento immobile. non riesco a fare nulla. che il tizio si stia risvegliando per le troppe lucine di natale? le lacrime scendono spesso ultimamente, da sole, come da sola parlo spesso. lunghi monologhi che mi lacerano il petto, pronunciati con voce rotta e sconsolatissima. indago, chiedo, in questi giorni, con infantile curiosità raccolgo storie di vite altrui e cerco in queste le emozioni che le hanno accompagnate. e sprofondo sempre più in una solitudine autoinflitta e irrealmente eterna. penso a cosa sarebbe potuto essere, a cosa forse sarà, a cosa sarò io. FOG FOG FOG FOG FOG. ricerco la semplicità ma nellasemplicità che vedo non mi riconosco. immagino, immagini. POSSIBILITà, ecco cosa voglio quest' anno, caro babbo natale. qualcosa che oltrepassi la soglia. VOGLIO OLTRE, ALTRO E ALTROVE. voglio e aspetto che tutto mi cada in braccio, perchè assolutamente incapace di volere attivamente. viva in un corpo morto, con gli occhi che vedono, la pelle che sente, il cuore che pompa, ma totalmente incapace di muovermi. completamente schiacciata da immagini e frasi che tornano ossessivamente come in un'ennesima e sempiterna replica.

mercoledì 16 dicembre 2009

sisters of mercy?

non so quando e come sia successo (frase idiota e tremendamente falsa, lo so benissimo), ma credo di essere diventata assolutamente anestetizzata alla rottura dei legami. non so se questa sia definitiva o meno, anche se ho l'impressione che un qualcosa in profondità si sia spezzato, ma a parte un dispiacere puramente cognitivo, credo di non provare nulla. sì, un certo imbarazzo quando si condividono spazi comuni, ma nulla di più. eppure l'ho sempre considerato un legame fortissimo, necessario. rifletto e cerco dentro di me emozioni. le cerco nel corpo, ma trovo solo il tepore della tazza di the con le radici di zenzero che ho in mano. non ci sono emozioni, ma le maniche del maglione ormai lasciano scoperte solo le mie unghie laccate di rosso valentino.

lunedì 14 dicembre 2009

HO UN PO' DI FELICITA': QUASI QUASI MI PRENDO UN AULIN!

l'altra sera camminavo per le natalizie strade di roma con un caldo e profumato vin brulè in mano. mi fermavo alle bancarelle di decorazioni natalizie piene di robina sbrelluccicante fatta a mano. compravo lo zucchero filato solo per il piacere di guardarlo. assaporavo il freddo che mi faceva pizzicare la faccia.
ed ero un pò felice. di quella felicità labile e senza motivo. mi sono chiesta se era grave. poi ho spento le stronzate e sono tornata ad essere un pò felice.
il natale per me non ha significato, ma l'atmosfera e i profumi mi fanno impazzire. c'era un'enorme e bellissima giostra antica con le carrozze e i cavalli in legno. mi sono incantata a guardarla senza accendermi nemmeno una sigaretta. tutti i pensieri e le ansie erano chiuse fuori dalla mia coscienza.

giovedì 10 dicembre 2009

NOW__ INTO MY HEAD


STOP

melò

  • ho visto un vampiro e una signora alla quale la fede stava stretta.
  • ho visto la luce del sole così forte che mi faceva pizzicare il naso.
  • li ho visti fare l'amore in un film polacco sottotitolato, in tardissima serata: erano praticamente loro, esattamente come li avevo sempre immaginati.
  • li ho visti (ma stavolta lei era l'altra) in un altro film il pomeriggio dello stesso giorno; in una scena che trasudava gelosia, ineluttabilità e catene + o - visibili. amore, passione e tormento, in un vissuto che MAI potrebbe essere modificato. un bel film, però.

in effetti ciò che mi scuote è proprio il continuare a vederli, a vederlo. quando meno me l'aspetto in luoghi, parole o circostanze che mi lasciano quei pochi secondi di stordimento. ma sono solo attimi. in fondo, non si può cancellare ciò che si è vissuto profondamente, seppure solo in un sogno autistico. credevo di doverlo e di poterlo fare. credevo di averlo fatto. ma evidentemente non era così. e forse è giusto così.

___ora si è tutti più sereni___
AMEN

11/11
(...sapevo aveva un significato...)


sabato 5 dicembre 2009

the alle arancie, cazzo!



Nel suo posto in riva al fiume
Suzanne ti ha voluto accanto
e ora ascolti andar le barche
ora vuoi dormirle al fianco
si lo sai che lei è pazza
ma per questo sei con lei
e ti offre il the e le arance
che ha portato dalla Cina

e proprio mentre stai per dirle
che non hai amore da offrirle
lei è già sulla tua onda

e fa il fiume ti risponde
che da sempre siete amanti.

(per non parlare di nick, di cui non si trova un video decente) sì lo sai che lei è pazza, e il thè, e le arance.... cazzo!!! devo averla interiorizzata un pò di tempo fa... è una sceneggiatura... e stai per dirle che non hai amore da offrirle??? ahahhahah! che grasse risate! è da un pò che suzanne non ci crede più... in te., e in nessuno.. e nel mio cinismo navigo tra note e parole che mi apparterrebbero se non fossi andata troppo oltre le parole stesse.. non tornerò più. non potrei.
galleggio
oltre le opportunità, oltre il caso, il buonsenso e l'autoconservazione. tra milioni di anni, congelata perfettamente___come ora___ci si interrogherà sul senso del mio esistere. e io godrò... on starway to heaven... non resisto...

Yes, there are two paths you can go by
But in the long run
There's still time to change the road you're on.
And it makes me wonder.
Your head is humming and it won't go
In case you don't know,
The piper's calling you to join him,
Dear lady, can you hear the wind blow,
And did you know
Your stairway lies on the whispering wind.
And as we wind on down the road
Our shadows taller than our soul.
"se la verità diventa falsità e la speranza se ne va, allora che si fa?"

_________________________


"Io Non Ho Ordinato Abraxas"

_f.lli Cohen_

venerdì 4 dicembre 2009

OGgi, in grigio e aRanciO

oggi gatto ha messo la pelliccia da freddo ed io, che non posso fare altrettanto, gli stivaletti da pioggia. oggi mare e cielo erano dello stesso grigio e non si distinguevano l'uno dall'altro. oggi la pioggia mi ha bagnato i capelli e io camminavo piano, godendomela. oggi ho deciso di andare lontano, e non solo con la testa. oggi erano tutti così lontani e li vedevo tutti attraverso un vetro appannato e coperto di pioggia. oggi è uguale a domani, perchè dentro è uguale a fuori, e nel dubbio, butta sù! ma oggi non è come ieri, o forse sì, solo che oggi si chiama oggi e ieri, ieri. oggi ho preparato il mio piatto di bambina, e l'ho mangiato come allora. oggi non sono più una bambina, e non sarò mai più come allora. oggi vivo per sentito dire. oggi so che la commedia umana è solo una commedia e che l'arte della retorica è interessante da leggere, non da vivere. oggi ci vuole un colorato e profumato punch al mandarino.

venerdì 27 novembre 2009

a maniche lunghe io sento

io ero una persona equilibrata.
poi ho perso l'equilibrio e sono caduta. e vabbè, può succedere...
il problema è che ora che mi sono rialzata mi sento davvero poco stabile. cammino su un sottile filo di acciaio brillante. teso. a piedi scalzi. godendo delle ferite che mi provoca. mi capita di avere paura di me stessa. di quello che potrei fare. di quello che ho fatto. ho paura del piacere che mi provoca. ho paura che possa diventare l'unico modo di provare piacere. ma questo è il mio mondo privato. fuori, non sono mai stata più bella, sicura e perfetta di oggi. sono tornata all'apparente perfezione. un passo avanti che, passando attraverso un celato buco nero, mi riporta indietro di miglia e miglia. e rifletto. i miei pensieri oggi sono solo solo
miei. io sono solo mia. e i sensi scoppiano in un autoerotismo mentale che si fa gioia e dolore. bello: dolore su dolore! e così vivo. vivo una vita schizofrenica tra dentro e fuori. e va benissimo così.
stamattina presto ho visto il mare. era meraviglioso e grigio. ero sola a guardare il mare. e solo io potevo esserci. solo io potevo vedere. solo i miei occhi. solo i miei respiri. e le mie maniche lunghe.

martedì 24 novembre 2009

ESERCIZIO DI STILE


avrei voluto un fucsia, ma non c'è.

che strano. è tutto così veloce, ora. è tutto anche così lontano. come se quella non fossi mai stata io. e pensare che credevo di non essere mai stata così me stessa, prima di allora. un esercizio di stile: perfetto formalmente, ma nulla più di questo. non c'era nulla che fosse vero. non le lacrime, non il dolore, e di sicuro non il piacere. tutto troppo intenso per essere reale in questa vita di schifosssimi colori pastello. mi risveglio oggi, dopo un lungo e onirico coma, dove tutti i miei sogni ed i miei incubi erano così vividi, e mi ritrovo uguale a me stessa, esattamente come ero. con le mie certezze, ripiombata nella caduta delle illusioni. e sto bene. totalmente. questa è l'unica realtà possibile e vera. come ho sempre saputo, del resto. non c'è nulla di sbagliato o di infimo. il resto è bello. è arte. ma l'arte è sogno. è stato tutto così semplice; non l'avrei mai creduto.è successo da un attimo all'altro. nel preciso momento in cui mi sono resa conto di essere prigioniera di un'inespugnabile fortezza che si ergeva su fondamenta di alito tiepido, sono stata libera. non c'è stata rinuncia. non c'è stato sforzo. non c'è stato nulla, perchè nulla c'era. resta solo un soffuso dispiacere di non poter portare in me il ricordo di una parte della mia vita che ritenevo importante, e che invece neppure esisteva.
ora vado. ho da fare. ho da vivere, ora.

lunedì 23 novembre 2009

QUELLO CHE DICONO_E QUELLO CHE NON DICONO

mi ricordo di una volta, qualche anno fa, stavo facendo degli stupidi test attitudinali per un concorso: mi chiesero di descrivermi con tre aggettivi... ne venne fuori una specie di spot di un'automobile tedesca.... O_O

sabato 21 novembre 2009

sta banana ti rimane 'ngann!!!


CRITICA ALLA RAGION PSICOLOGICA

L'azione non deve essere precipitosa, arrogante, sottoposta al primato della coscienza e finalisticamente orientata a modificare il mondo fuori di sè. essa, invece, va attesa come prodotto che nasce spontaneo in seguito all'esercizio paziente e alla disciplina. non nasce dallo sforzo, ma dall'assenza di sforzo: quando l'azione diventa spontanea, agire non consiste più nel decidere di far qualcosa al fine di ottenere un certo scopo. L'AZIONE DIVENTA ESPRESSIONE NON PIù DI CIò CHE SI VUOLE, MA DI CIò CHE SI è.
l'esercizio e la disciplina formano lo psicoterapeuta e fanno in modo che egli non applichi tecniche, ma sia terapeuta e curi dunque l'altro attraverso l'incontro.
la psicologia non può farsi senza psicologicità, perchè ha, come oggetto, il Soggetto: in questo paradosso c'è la sua cifra. la psicologia non può essere oggettivata perchè non può mai misconoscere il significato che un dato ha per il soggetto, e l'incidenza di tale soggettivo significato nella soggettiva economia intrapsichica."(la psicologia) non osserva il mondo da una precostituita nicchiascientifica: ha troppo da fare con il fuoco eracliteo che accende figure dell'anima". |WITTGENSTEIN|
è questa la cura: parlare alla vita e ascoltare la vita. e lo scopo non è che la vita guarisca, diventi normale, e nemmeno che cessino le sue sofferenze, ma che la vita diventi più sè stessa, che sia più onesta su sè stessa, che sia più fedele al suo demone.

giovedì 19 novembre 2009

18/11




oggi solo silenzio e lacrime che pensavo fossero finite
perchè c'è qualcosa di profondamente ingiusto
perchè non si deve recidere la felicità così
-e nei suoi occhi inconsapevoli ti vedo sempre-

martedì 17 novembre 2009

IL POTERE SALVIFICO DEL DOLORE FISICO

sono venuta in questo luogo virtuale con l'iniziale intenzione di annunciare una sorta di chiusura per cessata attività.... ho visto violare i confini di un gioco basato su maschere inviolabili ed ho pensato che la veridicità di quanto scrivessi potesse risentirne. come se finissi con lo spedire messaggi in bottiglia con tanto di firma e nome + indirizzo del destinatario mezzo corriere. ...la sola idea mi fa ridere __e, per inciso, non credo assolutamente che tu ti sia preso la briga di fare capolino qui__ MAPOIMAPOIMAPOIMAPOIMAPOI....... MACCHICAZZOSENEFREGA!!! a parte il fatto che continuo a fare il cazzo che mi pare, e comunque ormai mi sento così scevra da qualsivoglia vincolo che tra qualche post avrò già dimenticato la possibilità che ci sia un uditorio più o meno noto.
-ERGO-DUNQUE-INDI PER CUI-
||BENEDICIAMO, FRATELLI, IL DOLORE FISICO|| E DICIAMO AMEN|| AMEEEEEEEN||


f.to Maya

mercoledì 11 novembre 2009

TR_AV(V)OLTA

quando le siepi sono così alte. quando si è corso a lungo, a perdifiato, lasciando che il bel vestito si impigli e si strappi tra i rami nella corsa. quando non ci sono stelle nè sole. allora capita di perdere l'orientamento. so che quello che voglio è l'uscita, ma per quanto mi sforzi non riesco a trovarla. imbocco viali che, mentendo a me stessa, voglio vedere come possibili strade di salvezza. ma salvezza non c'è. probabilmente quando sono entrata nel labirinto la siepe si è richiusa alle mie spalle. c'è eco e umido. figure abbigliate in una strana foggia ogni tanto fanno capolino dall'ennesimo angolo. alcune inquietanti, altre mi fanno compagnia per un tratto di strada. come se quel tratto fosse in realtà tutto il percorso. quando smetto di parlare loro, scompaiono, lasciandosi dietro solo altro umido e altra eco. ___voci&voci&voci____&mani. inutili. penso mi trattengano dal mio scopo, ma forse fermarsi è l'unico modo di uscirne. fermarsi e lasciare che tutto mi ricopra in un'unica massa di foglie e rovi. urla e sangue. sono l'unico modo per convincermi che ancora esisto.

mercoledì 4 novembre 2009

OSTI (le) - (i)N_AZIONE

ho passato molti anni della mia vita a cercare di non essere come te. a condannarti, sempre, a disprezzarti, spesso e a compatirti, nella migliore delle ipotesi, qualche volta. poi, infine, ti ho compresa. con riserva, ma ti ho compresa. oggi io mi ritrovo ad essere come te. con i tuoi stessi aneliti, e nel tuo stesso vicolo cieco. mi condanno, mi disprezzo e mi compatisco, dunque. oggi io sono come te, con meno diritto di te ad esserlo. una sorta di legge karmica del cazzo mi porta a ripercorrere sentieri già conosciuti da altri punti di osservazione. e le similitudini sono inquietanti. imbarazzanti, quasi. la lungimiranza di cui il già noto mi fa avvalere, mi sprofonda nella certezza della stasi. so esattamante dove sono. so esattamente in quale ruolo sono. so esattamente come andrà a finire. lo so perchè l'hai vissuto tu prima di me. lo so perchè hai sbagliato prima di me. perchè sei sprofondata in sabbie mobili traditrici prima di me.
Pensiero,io non ho più parole.
Ma cosa sei tu in sostanza?
qualcosa che lacrima a volte,
e a volte dà luce.
Pensiero,dove hai le radici?
Nella mia anima folle
o nel mio grembo distrutto?
Sei così ardito vorace,
consumi ogni distanza;
dimmi che io mi ritorca
come ha già fatto Orfeo
guardando la sua Euridice,
e così possa perderti
nell'antro della follia.

Alda Merini, da "La terra santa"


Corpo, ludibrio grigio
con le tue scarlatte voglie,
fino a quando mi imprigionerai?
anima circonflessa,
circonfusa e incapace,
anima circoncisa,
che fai distesa nel corpo?

Alda Merini, da "La terra santa"

Spazio spazio, io voglio, tanto spazio
per dolcissima muovermi ferita:
voglio spazio per cantare crescere,
errare e saltare il fosso
della divina sapienza.
spazio datemi spazioch'io lanci un urlo inumano,
quell'urlo di silenzio negli anni
che ho toccato con mano.

Alda Merini, da "vuoto d'amore"

Non avessi sperato in te
e nel fatto che non sei un poeta
di solo amore
tu che continui a dirmi
che verrai domani
e non capisci che per me
il domani è già passato.

Alda Merini


Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza

no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.

Alda Merini, da "Clinica dell'abbandono"

Sono folle di te, amore

che vieni a rintracciare
nei miei trascorsi
questi giocattoli rotti delle mie parole.
Ti faccio dono di tutto
se vuoi,
tanto io sono solo una fanciulla
piena di poesia
e coperta di lacrime salate,
io voglio solo addormentarmi
sulla ripa del cielo stellato
e diventare un dolce vento
di canti d'amore per te.

Alda Merini, da "Alla tua salute, amore mio"


domenica 1 novembre 2009

<< RW

che banalità, che ripetitività, i tuoi turbamenti così, a comando. così prevedibili...
continuiamo a giocare a moscacieca allora, d'accordo (sì, si scrive così), facendo finta di non accorgerci di cosa accade. continui a confonderti e a sovrapporre tra loro immagini che non si appartengono, che non Ci appartengono. ma io sono me&te_e_tu sei me e questo lo sappiamo troppo bene. tu lo sai, io lo so. potranno esserci ore, anni di parole che fanno solo rumore, di altre persone, di altre vite che saranno comunque le nostre, ma ciò che c'è, resta. sempre. terror vaqui? no, grazie. non più.

venerdì 30 ottobre 2009

ZIA MAME - Patrick Dennis


"Come ti stavo dicendo mia ca-ra," fece Vera in tono molto sostenuto, e persino più britannico del solito"i costumi per "Follie" erano di Chanel. E sai cosa mi ha detto, Cocò? Mi ha detto:"Chèrie (è così che mi chiamava, ma chèrie), sappi che i vestiti influenzano l'umore, tutto". E aveva ragione. Ti ricordi l'ultimo atto, quando Lady Esme scende le scale dopo che Cedric si è sparato? Bene, io lì avrei voluto un abito nero, ma Chanel mi ha detto:"Chèrie, non se ne parla, devi essere in grigio. Giornata grigia, umore grigio, abito grigio. Al massimo, ma proprio al massimo, con un tocco di zibellino" e sai cosa mi ha detto Brooks Atkinson di quel costume? Oh, non me lo dimenticherò mai - ha detto che trasformava una recita da filodrammatica in puro Shakespeare". (...) "Ovvio, amore mio" disse con quella sua logica in grado di condurre alla pazzia chiunque se ne lasciasse imbrigliare. "Sapevo che avresti ritenuto tuo dovere ergerti a paladino di quella povera vittima di Agnes".

giovedì 29 ottobre 2009

LUNA_tica


NIENTE PIù DOMANDE, NIENTE PIù RICHIESTE, NIENTE PIù PRETESE.
C'è: PRENDO, grazie alla prossima_
NON C'è: e perchè dovrebbe esserci? cercherò altrove___
vorrà dire che se mi ritroverò sotto la pioggia indosserò il più bel(l'?) impermeabile rosso lucido (charms alla fragola un pò succhiata). del resto, a che vale continuare ad imprecare contro un cielo livido che non ti ascolta?????? e allora va bene così_il fegato non ringrazia, ma si adeguerà. imparerà. alla fine_
l'altalena è un pò scomoda a volte. ma posso scendere quando voglio.
il mio olfatto si era abituato|TRADITORE|e non mi faceva più sentire il tuo meraviglioso profumo. che c'è. c'è sempre stato. e ci sarà sempre|ORA LO SO|anche le volte che non sarò in grado di sentirlo. PERCHè L'ESSENZIALE è INVISIBILE AGLI OCCHI, diceva la volpe. LA VERITà è CHE LA VERITà CAMBIA _Nietzsce_ anche solo nel piccolo spazio di un post.

sabato 24 ottobre 2009

H(a)_udimento INTERPERSONALE: QUANDO L'INIMMAGINABILE DIVIENE REALE. una balia, no. ma una persona che si interessa e si preoccupa materialmente di te.. questo sì. che meravigliosa sensazione: abbandonarsi su ciò che si sa bambagia e che... |meraviglie delle meraviglie|... si dimostra essere proprio bambagia... abbandonarvisi completamente:__FADIMECIòCHEVUOI__ e portamipuresullasennatantovogliosolofluttuare___ E TENERMI A GALLA. che, di questi tempi, peggio del crollo della borsa del '29, poco non è... tanto Freud, e tutti i suoi discepoli, pare abbiano pensato proprio a me..mi ritroverò su unodiqueimanualichesannotuttodituttiechenellenoteapièdipaginaindicanoancheilmiocodicefiscale |SCTMRF80B51G964P~_______ i simboli vanno da soli e io li lascio andare. e, infine, quando tutto tornera (accento} nel suo piattume io___ come L/ARABAFENICE dei miei sogni__ /risoregero-sempre accento\ in Deimos, figlio di Ares e Afronite_GUERRA+AMORE_

mercoledì 21 ottobre 2009

SUONO DI TABACCO IN MANSARDA

come in una di quelle sfere di vetro con la neve. intrappolata qui dentro. aspetto. se mi agito posso solo alimentare la neve, che non è poi così morbida e graziosa quando non sei felice. aspetto. lo sento. è acquattato dentro di me e attende solo che la notte si faccia un pò più fitta. attende che non ci sia nulla, proprio più nulla a cui possa aggrapparmi, che possa farmi distrarre, che possa farmi intuire la vita anche solo fuori di me. il Tizio è scatenato. lo è già da ieri notte. ha dato quasi il meglio di sè. sento che anche ora è vigile. lui è sempre molto attento. non so come affrontarlo. sono stanca. non voglio doverlo fare. non ora. sento che prepara il suo vagito lancinante. so che non avrà pietà di me. non posso annientare lui senza annientare me. è l'attesa che è snervante.


BASTA

martedì 20 ottobre 2009

LON_TANA



vuota la piazza. come me. vuota, solitaria e fredda. di un freddo che parte dall'interno che, come ghiaccio, poi si espande e si cristallizza. il freddo congela e spezza le lancette dell'orologio che, nella sua inconsapevolezza, sarebbe continuato ad andare. e un blocco di ghiaccio prova a farsi strada nello stomaco, ma lì si ferma e muore. un nuovo aborto. un nuovo lutto senza nascita. perfette copie di me che si aggirano per il mondo, così. uniche. banali. no. non posso più scrivere ora.

venerdì 16 ottobre 2009

ANATO_MIA ORALE - parte seconda

stamattina mi sono svegliata presto ed ho fatto una lunga passeggiata. e ho comprato un ciucciotto. di quelli grandi, gialli e morbidi. ...dicono mi possa aiutare a riappropriarmi dei miei bisogni orali. dicono possa sovrascrivere i miei ricordi in modo da sopprimere l'accostamento tra nutrimento e veleno. dicono. ma secondo me un chupa chups alla ciliegia andava benissimo lo stesso. ma se avessero ragione loro??? devo ammettere, però, che ha una sua piacevolezza. resto stupita dalla forza dell'atto del succhiare. mi dà fiducia. sono in grado di succhiare il mondo, allora. è proprio vero. se poi riuscissi a convincermi che non è avvelenato, allora sarei salva. succhiare il mondo e non RI_succhiare le persone, questa è la prescrizione. il respiro è nella pancia, ora. in principio fu nelle caviglie, poi diventai enorme polmone ed ora palpita nella pancia. quanti mondi ci sono all'interno. ed ognuno ha la sua compiutezza. ogni tanto mi capita ancora di perdermi. e mi spaventa. ma ogni disorientamento diventa nuova conquista, al termine del suo percorso. nuova conoscenza di arcaiche parti di me. di parti dimenticate o sconosciute. e puntualmente, quando mi trovo nel mezzo del vortice, non riesco a fare i giusti e palesi collegamenti. vivo la mia follia appieno, senza consapevolezza. che strano. paradossale. gioco con la mia mente, mi perdo nel gioco e dimentico le regole. poi, quando giungo a compimento, tutto si rischiara. e allora io rido. rido di me e rido con me. oggi io rido e succhio. è dolce. oggi io cullo la mia mente. cullo anche il TIZIO. oggi si lascia nutrire da me, che mi nutro, senza risucchiarmi e senza corrodermi.
oggi è una buona giornata.

mercoledì 14 ottobre 2009

LA MARCIA DEI SOLDATINI DI LEGNO - ovvero: ANATO_mia orale

sento la solitudine dentro di me. la solitudine è come un organo vuoto. c'è il cuore, il fegato.. e l'organo vuoto. sogno di essere neonata ed affondare in un enorme, caldo, morbido seno stillante fiumi di ambrosia. sono stata sulla spiaggia stasera. ho ancora la sabbia tra le dita fredde dei piedi. sono stata sulla spiaggia ed era freddo. ed era perfetto. sono stata sulla spiaggia in una perfetta solitudine, con le luci che si riflettevano sul mare appena increspato. la solitudine è il mio mondo. dentro e fuori di me. ed io vorrei succhiare il mondo. essere invasa dal calore dell'amore liquido. sono così stanca. stanca di maschere, di orpelli, stanca di avere bisogno, stanca di negare il mio bisogno. voglio solo essere abbracciata. voglio solo saper chiedere un abbraccio. voglio ora diventare oggetto e non essere ancora soggetto in perenne autocombustione. ESSERE OGGETTO D'AMORE.
sto bene, ora. ma solo perchè non ho più la forza di stare male e di distruggere e di distruggermi e di ricostruire sempretuttodaccapo. di nutrirmi e di svuotarmi. non voglio più neppure la mia perfezione atuttiicosti. voglio poter essere giustamente sbagliata, ed essere amata nonostantetutto. ci provo. gatto lo sa se non ci provo ogni giorno. e lui è l'unico a cui permetto di sapere. felino e sordo. gli altri non devono preoccuparsi per me, non lo sopporterei. falserebbe tutto ancor di più. non posso usare la manifestazione del mio dolore come arma di ricatto, di vendetta. "io ti punirò con il mio dolore". no. non più.
quando occhi si posano su di me provo disgusto. desidero occhi che diventino me. unirmi a loro in una simbiosi d'amore. anche solo per un pò. cosa si prova? non lo so. non lo so più. non ricordo.

ricordo_IL RAGAZZO DAI CAPELLI VERDI_

mercoledì 7 ottobre 2009

io muoio


è troppo. esce fuori di me con una lentezza esasperante e una pesantezza insostenibile. voglio una testa comune. voglio un cuore comune. non voglio più morire per un qualcosa che non ho mai vissuto.vedo gli altri attorno a me che almeno riescono ad immaginare la propria felicità futura; anche se non ci arriveranno mai in tutta la vita, hanno però la speranza di raggiungerla. io no. sono senza possibilità. senza soluzione. io e basta. e questo nucleo di magma bollente che ho nello stomaco mi impedisce di vivere. vivo il lutto della perdita dell'Amore che non ho mai avuto. della VITA che non ho mai vissuto. "incomunicabilità" è il nome che ho dato alla bugia. "solitudine" è la sua essenza. io che sono menzogna non so esserlo fino in fondo. io, che vorrei vivere come non sono, non so farlo. che muoia la parte di me che più amo e che mi uccide ogni giorno. che lasci spazio al resto. ci deve pur essere qualcos'altro dentro di me, da qualche parte. ho due mani, un fegato e sento i profumi come chiunque altro. di cosa è fatta la lastra invisibile che mi isola dal mondo? dall'Altro? voglio solo quello che tutti vogliono. ma io non sono tutti. a quanto pare. io non sono nulla. io non esisto. io. continuo a scriverlo cercando di dare un senso a questa piccola parola. ma sono solo lettere. senza colore. senza accento. senza significato. come me. cosa c'è da amare, in me__ cosa cazzo mai pretendo ci sia nel mondo degno del mio amore__il mio amore__ come se fosse la merce più pregiata al mondo... come se fossi la principessa che lo concederà solo a colui che mille prove avrà superato per lei__ ma non ci sono draghi nè labirinti. non c'è nulla. e nel nulla io esisto. solo nel nulla posso splendere, luminosa.
il tizio è vigoroso, oggi.

e così, prendo congedo da me____


sabato 3 ottobre 2009

saw & unsaid

tutto ciò che non dicevi in tutto questo tempo, affondava dentro di me lame profonde, che recidevano le mie sicurezze. poi hai detto. sotto tortura, ma hai detto. e tutta la mia persona si è rivoltata; tutto ciò che era dentro ora è fuori e quel che era fuori si trova ora in mezzo! mi sono trasformata. un pò troppo, forse, come risultato, tenendo presente che le tue parole sono mutevoli, ma pur sempre un degno risultato. sono più forte ora. molto più forte. questa forza me l'hai permessa tu. e pensare che avrei potuto tirarla fuori da tanto tempo... non capivo, prima. eppure era così evidente.. ma ora ti sei di nuovo rinchiuso dentro te stesso ed io sprofondo nella delusione del dover cercare nuovamente la chiave. era troppo. e questo ne è il risultato. IN GRIGIO

lunedì 28 settembre 2009

io mi guardo

mi guardo. non posso proprio farne a meno. e continuo a guardarmi. resterei così delle ore. sono io quella che vedo riflessa, sono sempre più io. esco fuori da me stessa e mi assomiglio sempre di più. esco fuori dal calco, che pure era il mio, costruito con tanta cura e dedizione. costruito al ritmo di punizioni autoinflitte. non mi appartiene più. non ora. ne esco fatta di miele e ambrosia. e non smetterei mai di guardarmi, di accarezzarmi con lo sguardo e con le mani. bella. più bella. me. mi cerco in ogni superficie che possa riflettermi. guardo i particolari. amo i miei particolari. sono convinta che se mi guardo abbastanza a lungo riuscirò a vedere la trasformazione in atto. sono solo io. il resto è tutto rumore di fondo.

domenica 13 settembre 2009

Pieno A Perdere

Così piena, così vuota.
piena di un vuoto che riempie ogni interstizio. s_VUOTA_ta di tutto ciò che pienezza è.
Parad_OSSO. Contenuti_Corrosivi in Contenitori_Corrosi. solo colla tra una parete e l'altra. tanta colla. e lui. il tizio. che è sempre lì, anche quando non parla per un pò. Il tizio con gli occhi di ghiaccio e con il vagito di ghiaccio, che lacera. lui riempie di nulla. lui è la capsula attorno alla quale si sviluppa il tagliente reticolo. lui c'è. anche quando lo ignoro. quando faccio finta di dimenticarmi di lui. aspetta, attento, nella sua comoda tana/ME. è una crisalide senza possibilità di divenire farfalla. una possibilità che non vuole avere futuro.
mi avvio nel tentativo di svuotarmi del tizio. di svuotarmi del vuoto. con il pericolo di perdere ultimi residui di pienezza. QUANTO VA IL VUOTO AL CHILO?

giovedì 10 settembre 2009

NON SENTO GLI ODORI. NE' I SAPORI. MA POSSO CONCENTRARMI SU TUTTO IL RESTO. E TUTTO IL RESTO E' TANTO. E' COLORE, E' LISCIO-RUVIDO, E' DURO_MORBIDO, E' CALDO/FREDDO...SOPRATTUTTO.
MI PIACE LA SENSAZIONE DEL FREDDO SUL CALDO. E' COME QUANDO SEI SU DI GIRI E POI CI SI PLACA. E' COME QUANDO IL DERVISCIO/me ROTEA FINO A SCOPPIARE E POI SI FERMA, MA SOLO CON IL CORPO, PERCHE' DENTRO CONTINUA A GIRARE E GIRARE E A SENTIRE QUEL SENSO DI STORDIMENTO, QUASI DI NAUSEA.
BEVO SUCCO DI ARANCIA FREDDO E MI ACCAREZZA LE PARETI, RISVEGLIA CIO' CHE NON C'E'.
IL GHIACCIO SI SCIOGLIE SULLA MIA PELLE BOLLENTE E LE GOCCE SCIVOLANO VIA DISEGNANDO ARABESCHI DI EFFIMERO SOLLIEVO.
E COSI' IO SENTO.

mercoledì 2 settembre 2009

ho perso il perchè


Ho perso il perchè.
In effetti l'ho avuto per poco, ma prima non sapevo di non averlo. E' andata così: vagavo senza un perchè convinta che non ce ne fosse bisogno, o che almeno non servisse un unico, grande, perchè. Pensavo fossero sufficienti tanti piccoli perchè quotidiani... o forse non mi ero posta il problema per niente.
Poi, improvvisamente, sono sbattuta contro un perchè. Ma fino a che ci ero immersa dentro non mi ero neppure accorta fosse Il Perchè. Avvertivo solo un profondo senso di "giustezza"; sapevo che ora tutto aveva un senso, ma non ne capivo appieno l'essenza.
Ad un certo punto l'ho perso, ma nemmeno allora ne ero completamente consapevole. Nulla aveva più senso.
Ho perso Il Perchè. Ora lo so.
Avrei potuto perdere un come, magari. sarebbe stato decisamente meglio. C'è sempre un altro come.
Il Perchè è insostituibile. Se si è fortunati, si può reincarnare in qualcos'altro, ma è sempre lo stesso, identico, perchè.
Non posso neppure cercarlo. Rischierei di trovane uno fittizio. E' il perchè che ti trova.
Ho perso Il Perchè.

martedì 25 agosto 2009

TETRIS


I mIEi PENsIErI COME MAttONcINI coLoRati DEl TetRIS caDoNo SemPRe PIù vEloceMente, CAMbianO conTInuaMente pOsiZiOne si iNcAstRano iN Un LaBiriNTo Di COLori SEnZa sigNificAtO E AllA FiNe si aMMassaNo L'uNo suLL'alTro cRistaLLiZZaNdosi, FinO a giuNgere A saTuRaRe iL QuaDRo.

giovedì 20 agosto 2009

Il Genio della specie

L'Amore è lo stimolo più forte dell'esistenza: dietro a Cupido si cela il Genio della specie, che desidera la perpetuazione della vita: l'amore è un potente mezzo usato dalla Natura ai fini dell'accoppiamento. L'incanto e il lato romantico sono maschere costruite dall'uomo per celare questa dura e triste verità: il desiderio sessuale è il motore dell'innamoramento, nient'altro.
Schopenhauer. è tuttoun'enormeStronzatanonc'èbenenonc'èmalec'èsoloilNulla - e piccole unità di "Qualcosa" che nel Nulla gravitano.

mercoledì 12 agosto 2009

E' COSI'













E' COME IL CALDO. UNA SENSAZIONE CHE NON RIESCI A TOGLIERTI DI DOSSO IN MODO NATURALE. TI AGITA. E L'AGITAZIONE AUMENTA LA PERCEZIONE DEL CALDO. RICORRERE A MEZZI ARTIFICIALI TI DA LA FRESCURA DELLA SCONFITTA. NON DA GUSTO. E POI TANTO, IL CALDO TORNA SEMPRE. PRIMA O POI USCIRAI FUORI..
IL CALDO E' UNA SENSAZIONE CHE TI INVADE DAL DI DENTRO E DAL DI FUORI. TI SCOPPIA DENTRO E CONTEMPORANEAMENTE TI SCHIACCIA DA FUORI COME UNO DI QUGLI INCUBI IN CUI LE PARETI SI RESTRINGONO FINO A SCHIACCIARTI. E TU SEI SOLO UN INVOLUCRO. CHE CONTIENE. E CHE LIMITA. MA SOLO IN MODO FITTIZIO. SEI INVASIVO COME IL CALDO. QUESTA E' LA SENSAZIONE CHE MI DAI. CON LA TUA PRESENZA. E CON LA TUA ASSENZA. E' UNA SENSAZIONE-SENZA-SOLUZIONE.

sabato 18 luglio 2009

oBnubilamento-attese/disattese-inevitabiLe-Lavabile in lavatrice-smoTTamento-Rivoluzione- aNti-deluSioNe-moTivaZione-tRaNsiZione?-menzogna|menzogna|menzogna-iLLusioni-VaNeGGiamenti-caduta degli dei-reaLTà:fa male|fa male|fa male|amaRa natura dell'uoMo-SContri-RiScontRi-oVunQue_
saluti e baci.

martedì 23 giugno 2009

solo ora


se solo il dolore mi mollasse la gola e mi permettesse di respirare... ho sbagliato tutto. ora è chiaro. solo ora. la mia insicurezza non mi ha fatta imporre. non mi sono fidata neppure delle evidenze. tu mi chiedevi di essere arrogante. me lo richiedevi apertamente. e io non capivo. solo ora sì. solo ora mi rendo conto davvero che è tutto finito per sempre. che non ci sarai mai più, anche se un giorno decidessi di tornare. tutto quello che avevamo non c'è più. destinato ad un inceneritore con il quale cancelli tutto ciò che più non è. anche un solo attimo dopo che sia stato. potessi usarlo anche io..


mi manca un pezzo. un pezzo importante. uno di quelli indispensabili, senza i quali tutto diventa solo arrancare. se solo riuscissi a respirare. come un contenitore accoglievi e davi senso ai miei elementi bizzarri. come un contenitore accoglievo e davo senso ai tuoi elementi bizarri. il nostro linguaggio era armonioso, anche quando faceva male. e i nostri piedi si incastravano perfettamente. annegherei per sempre nel veleno della parzialità pur di non navigare nella tua totale assenza. eri la mia volpe, la mia rosa. ci eravamo addomesticati. ed ora non sei più. ed ora non sono più. solo ora me ne accorgo. solo ora lo capisco. ma neppure ora lo accetto.

mercoledì 10 giugno 2009

aspettando godot

e così te ne sei andato. così come sei venuto. proprio allo stesso modo. con poche parole. incisive. parole come proiettili esplosivi. con molte parole ho risposto io. parole sgraziate. parole deboli. tutte inutili. o forse non del tutto. forse sono almeno servite a coprire il rumore dell'esplosione. poi, il silenzio. questo silenzio inizialmente riempito artificialmente da me e in seguito ascoltato, subìto. un silenzio che oggi diventa tagliente. un silenzio che oggi sento come asfissiante.

non posso pensarci. se ci penso smetto di esistere.
quando il pensiero viene a te lo blandisco con parole false e false promesse. non Posso credere che sia così, definitivamente. allora aspetto. così. senza limiti di tempo. senza vincoli di vite. perchè non è così che doveva andare.
aspetto un godot che non arriverà mai.
ma l'attesa lenisce il dolore.

domenica 31 maggio 2009

la fine del mondo

con il passare del tempo aumentano le cose che non riusciamo più ad aggiustare. ci si stanca.
con il passare del tempo sono sempre meno le cose in cui si ha fiduacia. come succede per i denti. a forza di strofinarci sopra si consumano. non è che si diventi cinici, e nemmeno scettici, semplicemente ci si consuma.
allora ho pensato di vivere dentro me stessa. in una città ideale dove la gente vive senza ombra e senza sentimenti, circondata da un muro, al riparo da qualcunque emozione. perchè la perfezione è pensabile solo senza emozioni. e la mia è una città perfetta.
c'è il muro di cinta. solo gli uccelli possono scavalcarlo. tra un mattone e l'altro non c'è cemento. non ce n'è bisogno. i mattoni combaciano perfettamente. non ci passerebbe nemmeno un capello. nessuno può danneggiare questa muraglia. nè scalarla. perchè è perfetta. da qui nessuno può uscire. all'inizio è dura, ma bisogna avere pazienza. dopo verrà la salvezza. devo solo attendere che la mia ombra, recisa da me ,ultimo legame con le mie passioni, muoia. allora non conoscerò più l'angoscia nè il dolore. sparirà tutto. anche il senso del provvisorio non significherà più nulla. devo dimenticare la mia ombra, portatrice del mio cuore, della mia umanità. qui è la fine del mondo, da qui non si va da nessna parte.
questa città è nata dal nulla. è stata partorita dall'assenza. il vuoto generatore.
ricordo che in una calda sera d'estate, non molto tempo fa, non c'era nessuno ad abbracciarmi. se non c'è l'amore, ho pensato, il mondo è come se non esistesse. un mondo senza amore è come un vento che soffia fuori dalla finestra. non lo si può sentire sulle mani, non se ne percepisce l'odore. puoi comperare tutte le cose che vuoi, puoi andare a letto con tutti gli uomini di passaggio che ti pare, non sono cose vere. non c'è nessuno che ti possa tenere stretto tra le braccia. ma se esistesse un mondo in cui il vento è un qualcosa che non può essere concepito, allora non se ne sentirebbe neppure la mancanza. non si vivrebbe l'innaturalezza di una sensazione orba.
allora ho creato la mia città. ho eretto il muro e ci ho messo un Guardiano, detentore di tutte le regole del mio mondo. un mondo puro. essenziale.
aprii gli occhi per la prima volta nella mia nuova città e in quell'attimo il suono cessò. un modo innaturale di finire, improvviso, come se qualcuno avesse impugnato un'enorme ascia ben affilata e l'avesse tagliato con un colpo netto. senza nessun preavviso. senza nessuna eco. avevo l'impressione che più che il rumore, l'aria stessa che lo conteneva si fosse dileguata. un silenzio tale da far male alle orecchie riempì l'atmosfera. nei confronti del rumore, di tutti i rumori, possiamo assumere un atteggiamento. ma il silenzio è zero, è nulla. ci circonda, eppure non esiste. quanto può durare la mia permanenza in questa città? indefinitamente. perchè il pensiero non ha tempo. questa è la differenza tra pensiero e sogno. il pensiero in un secondo può vedere tutto. può sperimentare l'eternità. può anche determinare un circuito chiuso e girarvi intorno. il pensiero è tutto questo. non è frammentario come il sogno.
la mia città non ha passato nè futuro. si fa una qualcosa solo perchè si ha voglia di farlo. una cosa che non ha significato, che non ha sbocchi. ma questo non ha importanza. nessuno ha bisogno di significati, nessuno vuole arrivare da nessuna parte. azioni senza uno scopo, sforzi che non portano progressi, percorsi che non hanno una meta finale. nessuno vince. nessuno perde.
del resto nel mondo reale infiliamo una dietro l'altra esperienze nel tempo, e poi non riusciamo più a capire se quel che ne ricaviamo sia frutto del tempo o dell'esperienza. è come cercare di recuperare gocce di pioggia cadute nel fiume.
la mia è una città leale.
la lealtà è un concetto che funziona solo in un mondo limitato, come quello che ho generato. eppure si applica ad ogni cosa. anche se nessuno la desidera, a volte non si ha altro da offrire. in questo senso la lealtà somiglia all'amore. ciò che vogliamo dare è completamente diverso da ciò che ci viene richiesto. proprio per questo tante cose mi sono passate davanti, mi sono passate dentro. forse dovrei avere dei rimpianti, ma non riesco a rimpiangere nulla. tutto è volato via come il vento lasciandomi indietro. ma l'ho desiderato anche io. e nella mia mente è rimasta soltanto una nebbia bianca.

"tu nel futuro sarai molto infelice. però nel complesso cerca di vivere una vita felice".
(i fratelli karamazov)


mercoledì 25 marzo 2009

ancora il tizio

un lento trascinarsi. una lunga agonia. si muore lentamente. il mio tizio adora queste cose. ama riavvolgere il nastro della mia /sua mente e rivedere le scene al rallentatore mille volte, indugiando spesso, sadico, su dolorosi fermo-immagine. è uno straziante fermo-immagine la mia vita oggi, e la vibrazione di quei vecchi video tape non è altro che la tensione muscolare dei miei sforzi. anche i miei muscoli cederanno, infine; in parte lo stanno già facendo, ma è la lacerazione quella che attendo. la attendo come una caritatevole mannaia. lacrime si mischiano a tetre risate. anche lui/me ride di me/se stesso. ci sono stati tempi in cui ho creduto che il tizio volesse mettermi alla prova, ma non è così. le sue dita lunghe e sottili, i suoi gelidi occhi azzurri tendono ad annientarmi/annientarsi; ma per poter fare questo deve prima crescere a dismisura, ramificarsi dentro di me, fino a prendersi il mio ultimo respiro profondo. a volte mi ci abbandono, mi arrendo a lui fino ad implorarlo prendere il controllo, e di farlo in fretta! ma lui no. in fondo è solo un piccolo tizio dentro di me, che vive da morto in me, che si nutre di me. lui non lo fa, e non lo farà mai, per il solo gusto di sfinirmi. sprazzi di autoconservazione animale mi riportano in fame d'aria. salgo in superfice, prendo una gran boccata a pieni polmoni e poi di nuovo giù. e poi di nuovo t u t t o d a c c a p o. e ancora. e ancora. e ancora. ma non si passa mai inutilmente infinite volte sull stesso punto. e a ben guardare, non è mai esattamente lo stesso. cammino in bilico lungo una sottile spirale, come un'equilibrista, e ogni volta il mio passaggio è sempre una spanna più profondo. verso il centro. verso il nucleo. verso il tutto condensato e primordiale. forse perderò infine la ragione. forse l'ho già persa. forse in fondo non è un male. forse.



Massive Attack - Teardrop

mercoledì 25 febbraio 2009

avvizzita

le tue braccia non sono le sue. le sue sono forti, presenti e mi cercano. le tue sono, erano, e per me sempre saranno braccia di contorsionista che abbraccia se stesso. cerco di sentirmi viva, ora, tra le sue di braccia. nelle mie braccia, nelle mie dita, non c'è più amore, e sarà difficile ce ne sia di nuovo; ma le mie dita seguono le splendide linee del suo corpo, muto, e si riempono di gioia estetica, quando vorrebbero farlo di gioia estatica.

Non è quello che dici: è quello che non dici.
Non un’ombra di trasalimento, un bisbiglio di eccitazione.
Questo rapporto ha la stessa passione di nibbi reali.
Voglio che qualcuno ti travolga, voglio che tu leviti, voglio che tu canti con rapimento e danzi come un derviscio.
Abbi una felicità delirante o almeno non respingerla.
(vi presento joe black)
io il trasalimento l'ho provato con te. sono stata posseduta da un derviscio e come lui ho danzato fino a perdere i sensi. hai bevuto fino alla mia ultima stilla vitale e poi ti sei girato dall'altro lato, dimenticandoti di me, agonizzante. guardandomi con sdegno perchè non avevo più nulla da offrirti. nulla si è rigenerato da allora, in me. e nulla c'è ora in me, per me e per lui. poco mi importa per lui (e di lui), tanto è ingombrante il vuoto che echeggia dentro di me. sterile, avvizzita, ormai. e allora fingo; fingo di vivere, così, per non perderci l'abitudine.

martedì 24 febbraio 2009

"Ogni uomo mente,ma dategli una maschera e sarà sincero."Oscar Wilde

Finirò per farmi odiare da te... questo è il problema. Questo pensavo, e forse sta succedendo, o è già successo. Tu non sei mio. Qualcun'altro avanza diritti su di te e io non posso fare altro che fantasticare di averli per me... ma non succederà mai. E mi torturo, immaginando quegli occhi profondi che oramai non si posano sui miei, ma che hanno regalato e forse regalano emozioni a qualcun'altro. E quelle labbra che hanno annientato le mie e delicatamente hanno sfiorato la mia pelle, per sbaglio forse, come posso guardarle baciare un'altra?I tuoi capelli sul mio viso, la schiena liscia che non smetterei mai di accarezzare e il suono delle tue parole. Cosa devo fare per averti e non odiarti... e non odiarmi? Perché è questo che sto facendo ora! Prendermela con me per la mia debolezza, per i miei desideri, per la mia paura... che è diversa dalla tua,
perché tu hai paura di vivermi, io di perderti!


Quanti tempi verbali rileggendo queste parole, tutti insieme, in un marasma che finge di essere eternità ma che ri riduce solo a caos.


Poi ho capito.

Il segreto consiste nel sapere che la tua vera natura vive, perfetta come un numero non scritto, contemporaneamente dappertutto, nello spazio e nel tempo.

lunedì 2 febbraio 2009

Verrà la Morte e avrà i tuoi occhi


Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-

questa morte che ci accompagna

dal mattino alla sera, insonne,

sorda, come un vecchio rimorso

o un vizio assurdo. I tuoi occhi

saranno una vana parola,

un grido taciuto, un silenzio.

Così li vedi ogni mattina

quando su te sola ti pieghi

nello specchio. O cara speranza,

quel giorno sapremo anche noi

che sei la vita e sei il nulla.


Per tutti la morte ha uno sguardo.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.

Sarà come smettere un vizio,

come vedere nello specchio

riemergere un viso morto,

come ascoltare un labbro chiuso.

Scenderemo nel gorgo muti.

C. Pavese

mercoledì 28 gennaio 2009

Empathica nelle terre di Psicha-delìa

capitava che certe volte, di notte, stavo lì a pensare " sentirò una mosca, e sarà quella della mia morte, il mio cuore si fermerà e la mia lingua mi cascherà dentro la gola come un sasso in un pozzo.
quante cose hai fatto. quante cose hai fatto e quante ancora avresti fatto, e tutto senza controllo o scrupolo, e così il mondo sarebbe finito, credo, vittima dell'amore più che dell'odio. perchè l'amore è da sempre la più distruttiva delle armi. ora mi sporgo in avanti, e sento un odore che può essere di vecchi fiori o di spezie antiche, e soffio. la cosa che somigliava ancora vagamente ad una testa vola via come la lanugine di un'asclepiade o di un dente di leone. resto avvolta dal crepuscolo viola. ho ancora in bocca il sapore del suo sangue, dolce come vino da dessert. fou. siamo infinitamente consapevoli di essere diversi dalla gente comune. il crepuscolo viola si addensa all'improvviso in un buio totale, poi si rischiara, poi s'infittisce di nuovo. gan fu colui che creò il mondo. emerse dal vuoto e fece il mondo. poi lo spinse con il dito e lo fece rotolare, e così fu il tempo. il tempo: stupido rotolare di pietruzza su terreno polveroso. il ka del mondo razionale ti vuole morto ; quello del prim ti vuole vivo e vuole che canti la tua canzone. accade così che la forza irresistibile corre incontro all'oggetto irremovibile, e per la prima volta dal recedere del prim, tutti i mondi e tutta l'esistenza si rivolgono alla torre che si erge all'estremità dei campi rossi del nulla. persino il re rosso sospende le sue grida rabbiose. perchè sarà la torre nera a decidere. LA RISOLUZIONE ESIGE UN SACRIFICIO. ma sai che non puoi uccidere una creatura che ha ucciso se stessa. mille voci delphiche nella mia/tua testa.

giovedì 22 gennaio 2009

cinque sensi



video


Cinque sensi. Non uno di più. Questo quanto sono. Tutto ciò che produco deriva da creativi intrecci di sensi. Ogni mio singolo organo vede, sente, annusa, tocca e gusta. Io-corpo. Io-tutto.


Vivo drammi e gioie viscerali di sinestesia.


mercoledì 21 gennaio 2009

sensi

le ginocchia leggermente flesse. le braccia abbandonate lungo il corpo. e il respiro nelle caviglie. il pensiero si espande e finalmente si sposta dalle viscere alla struttura. la mia struttura-la mia bruttura. quello che era. quello che è stato. le labbra si schiudono e lasciano fuoriuscire una nota, sgraziata prima, armonica poi. la mia cassa toracica risuona. il mio corpo vibra.

il tizio resta disorientato. perplesso. il tizio non capisce. il mio tizio si nutre di movimenti ossessivi. se ne nutre e li produce. questa dinamica immobilità lo annienta ed il mio primo istinto è quello di correre in suo aiuto, di soccorrerlo a costo della mia stessa esistenza. poi guardo nei suoi occhi, che sono i miei, e guardo lui-me. non guardo dentro ma attra-VERSO. e scelgo. scelgo. il respiro è nelle caviglie. le mie caviglie così fragili capaci di sostenere fango ed universi. è equilibrio. è asse. sono in grounding. la nota si fa via via più sicura e il tizio trattiene il fiato.

splendo in un campo di corpi in putrefazione. non ho odore. io, priva di materialità e di odore. io senza peso eppure così corporea. la mia pelle, la mia terrorizzata pelle fatta di occhi e di gusto, si scioglie in un'osmosi di sensi. io ci sono. io non rifiuto il dolore. lo accolgo. lo trattengo e ci respiro sopra. come una tesione muscolare esso si scioglie sotto il massaggio di mani esperte. le mie mani.

mi dipingo di colori caldi stemperandoli in memorie arcaiche. ero sanguigna densa su foglio ruvido. ora scelgo colori ad olio. unguento per me. piango per accarezzare la mia pelle e le lacrime lasciano solchi leggeri sul mio corpo dipinto. il tizio si ritira in sè, sconvolto dal suono delle campanelle di contezza. armonia insostenibile per lui. quasi troppo anche per me che ne sono creatrice. io lo trattengo. deve vedere. deve sentire. il tizio ingoia le sue lascrime perchè incapace di lasciarle fluire. il respiro è ora nel tizio. per cullarlo. lui è il mio amore. è la mia dannazione. e la mia misura.

scorre l'ambrosia in me. che tutti gli dei possano cibarsene.

in the flesh? - pink floyd

So ya
Thought ya
Might like to go to the show
To feel the warm thrill of confusion,
That space cadet glow
Tell me is something eluding you sunshine?
Is this not what you expected to see?
If you'd like to find out whats behind these cold eyes?
You'll just have to claw your way through this Disguise

martedì 13 gennaio 2009

Dove Crescono Le Rose Selvatiche


Mi chiamano Rosa Selvatica
ma il mio nome era Elisa Day
perchè mi chiamano così, io non lo so
in quanto il mio nome era Elisa Day

Dal primo giorno che l'ho vista ho capito che era lei
lei mi fissò negli occhi e sorrise
perchè le sue labbra erano del colore delle rose
che crescono lungo il fiume, colore di sangue e follia

Quando lui ha bussato alla mia porta ed è entrato nella stanza
il mio tremore si è fermato nel suo abbraccio sicuro
lui sarebbe stato il mio primo uomo, e avrebbe avuto una mano gentile
pulì le lacrime che scorrevano sul mio viso

Il secondo giorno le portai un fiore
lei era più bella di ogni donna che avessi mai visto
dissi “Sai dove le rose selvatiche crescono
così scarlatte, dolci e libere?”

Il secondo giorno lui arrivò con una rosa rossa,
disse Darai a me la tua sconfitta e il tuo dolore
Io accennai col capo, mentre ero sdraiata sul letto
Lui disse Se ti mostro le rose, tu mi seguirai?

Il terzo giorno lui mi portò al fiume
mi mostrò le rose e ci baciammo
e l'ultima cosa che io udii fu una parola sussurrata
mentre si inginocchiava su di me, con una pietra nel suo pugno

L'ultimo giorno la portai dove crescono le rose selvatiche
e lei si distese sull'argine, il vento leggero come un ladro
e la baciai nel momento dell'addio, le dissi Tutte le cose belle devono morire
e lasciai scendere (la mano) e misi una rosa tra i suoi denti



where the wild roses grow - nick cave